IL
PIGNOLO
Il
Pignolo è un vitigno autoctono friulano a bacca nera, il cui nome trae
origine dalla compattezza del grappolo. Non ha nessuna parentela con i
Pinot francesi.
Il
Pignolo è originario della zona collinare di Buttrio (UD), e già nel
dodicesimo secolo veniva offerto in omaggio dalla cittadinanza di Udine
ai luogotenenti che entravano in città.
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I grappoli
sono piccoli, serrati, di forma cilindrica talvolta con due piccole ali.
Gli acini sono piccoli e tondi, di buccia spessa e pruinosa, dura e
tannica dal colore blu-nero. La polpa è molle, di sapore semplice,
dolcissima.
L'epoche
di germogliamento, fioritura e invaiatura sono medie.
Il
vino Pignolo è di colore rosso rubino chiaro, dal gusto armonico, pieno
e delicato. Viene gustato principalmente come vino giovane, spesso negli
uvaggi. Può essere lasciato invecchiare per qualche anno, anche in
barrique.
Si
abbina bene con piatti a base di carne sia bianca che rossa. |
Il Pignolo ha condiviso la
sorte dei principali vitigni autoctoni friulani a bacca nera, quali
Schioppettino e Tazzelenghe, scomparendo quasi completamente dalle
campagne friulane all'inizio del 1900, dopo secoli di "onorato
servizio", a causa della fillossera.
Il
Pignolo è uno dei protagonisti del lavoro di recupero
degli antichi vitigni friulani, iniziato alla fine degli anni '70. Nel
suo caso le marze da innestare su porta innesti americani sembra siano
state reperite in una vigna, situato presso l'Abbazia di Rosazzo, dove
era presente un intero filare di Pignolo quasi centenario
miracolosamente scampato all'attacco della fillossera.
Un
altro dei vitigni recuperati, il Piculit neri, viene coltivato solo da
pochi appassionati viticoltori. Ad uno di essi in particolare và il
merito di aver svolto un intenso lavoro di storico oltre che di viticoltore: il
cav. Emilio Bulfon.